Ultima pagina – diario di bordo Irlandese

Ed eccoci qui, sul bus che mi porta all’aereoporto. Quel bus che tanti amici hanno preso prima di me e su cui alla fine sono approdata anche io dopo gli ultimi saluti in stazione. Sono quasi fuori Galway mentre scrivo. Galway. Non so neanche da dove cominciare per descrivere questa bellissima cittadina sulla west coast dell’Irlanda. Forse dalla strada principale, Shop Street.

Abitando dalla parte opposta rispetto la scuola e rispetto agli appartamenti dei miei amici, ho avuto la fortuna di vivere questa strada, il cuore di Galway, fino in fondo. Percorrendola a qualsiasi orario ogni giorno ho potuto osservare tutti i singoli cambiamenti da un’ora con l’altra.

I camioncini che portano le taniche di birra ai pub e l’odore di pesce di prima mattina; uomini in giacca e cravatta e studenti in divisa, tutti rigorosamente con i loro caffè/thè take-away in mano, nelle prime ore del giorno mentre di fretta andavo a scuola.

Durante la giornata la via diventa affollatissima, soprattutto di sabato e domenica, tra turisti e Irlandesi a fare shopping e ad ascoltare i buskers. E come descriverli loro? Ricordo i visi di molti di loro, dall’energia dei membri della “Galway Street Club”, a un ragazzo che ho visto suonare da solo il primo giorno che sono arrivata e che poi si è unito pian pianino a un altro gruppo. La ballerina sempre sorridente alla biforcazione di Shop Street.

Verso le 6pm le strade sono un po’ meno affollate, le persone iniziano a raggrupparsi nei pub e inizia la pulizia di alcuni palazzi (mi ha sempre fatto strano la quasi perfetta puntualità di questa pulizia).

E poi la sera (o meglio, la notte). Le 23, le 2, perfino le 3 di mattina. A qualsiasi ora vedi gente barcollante per le strade. No, nessuno di pericoloso come siamo soliti pensare noi. Da ragazzi a coppie di mezza età, tutti, stanchi e ubriachi dopo la chiusura rigorosa dei pubs alle 2am (o alle 2.30am se sei fortunato), si trascinano a casa; la fila di taxi fermi in ogni angolo della città pronti ad accoglierli.

Galway è una città meravigliosa. Ricorderò per sempre i prati vicino al river o quelli in Eyre Square pieni di gente appena sbuca un raggio di sole. I bambini sulla spiaggia pronti a fare il bagno. I più coraggiosi che si tuffano nell’oceano in Santhill, non importa la temperatura né il tempo.

Le partite di Rugby o di calcio nel pratone davanti a casa mia.

E i pubs. Che dire dei pubs? Tutti così simili e così diversi.

La musica dal vivo, irlandese ed internazionale, le mille pints di Guinness, di Smithwicks, di Galway Hooker, di Craft Beer e di Cyder. Persone brille che ti parlano con il loro forte accento irlandese e tu che cerchi di capire e poi di rispondere. Le ragazze (e anche le signore) nei bagni che a metà serata si ritruccano e si sistemano. Le chiacchiere cercando di capirsi in inglese. I tentativi di provare nuove birre assaggiandole tutte per poi tornare sempre alla solita cara e vecchia Guinness. I “Can I tap?” quando dai il bancomat per pagare una birra.

Ora, invece, arriva la parte più difficile da descrivere. Le persone. 2 mesi e mezzo, 10 settimane, 70 giorni. Ancora mi ricordo quando su questo stesso bus ma in direzione opposta guardavo il calendario ed ero spaventata di dover girare ben tre schermate (ossia tre mesi) per vedere la data di ritorno. Ero terrorizzata. L’ho appena rifatto per tornare al primo giorno e vedere se erano effettivamente 70 giorni. E ho sorriso. Ma sorriso veramente! Sono felice davvero perchè, wow, sono state 10 settimane incredibili.

Tutto grazie a persone così speciali che non possono essere descritte. Chi prima, chi dopo, sono tutti entrati nel mio cuore. Con loro mi sono sentita come in una grande famiglia internazionale. Italiani, francesi, spagnoli, brasiliani, argentini, tedeschi, sud coreani, giapponesi. Tanti stati, alcuni lontanissimi, tutti così diversi uno dall’altro, ma in realtà tutti uguali. Ho stretto amicizie che rimarranno per sempre nei miei ricordi. Non so se con tutti riuscirò a rivedermi, se rimarremo in contatto. Con molti credo proprio di sì.

Torno a casa dopo questa esperienza con una carica e un’energia positiva che spero di non perdere. Con una maggiore consapevolezza di me stessa, di quello che è il mio potenziale e su cosa invece devo ancora lavorare.

Torno a casa arricchita di nuove esperienze di cui farò tesoro nella vita.

Torno a casa con il ricordo di un posto e di un periodo meraviglioso, irripetibile ma che potrà essere il preludio di molte altre avventure e di amicizie importanti, non importa la distanza.

Tutto questo grazie a loro, agli amici che ho incontrato e di cui sarò sempre riconoscente.

Quindi:

Thank you

Grazie

Gracias

Merci

Obrigado

Danke

감사합니다

ありがとう

To everyone

See you soon,

Steph4

Annunci

Week 7 – Diario di viaggio irlandese

Persone che vengono, persone che vanno.

Scorro le chat di WhatsApp e vedo molti nomi nuovi rispetto a due mesi fa. Vedo nomi di persone che mai avrei pensato di avere la fortuna di conoscere e penso proprio a questo: quanto sono fortunata di stare vivendo un’esperienza così.
Mancano solo 3 settimane. Sempre più persone se ne vanno e gli addii, anche se preferisco chiamarli arrivederci, si moltiplicano.
Non mi importa. Sento che queste persone sono state così importanti nella mia vita in questo periodo che rimarremo veramente in contatto, ci voglio davvero credere, non importano le distanze.
Guardo le foto nella mia galleria degli ultimi due mesi e rimango stupita. Rimango stupita di quante facce ci siano ma soprattutto di come la maggior parte di esse mi sembrino familiari. È questa la cosa più strana. Mi sembra di conoscere tutti da una vita. Mi viene da abbracciarli tutti e spesso lo faccio perché è quasi come se fossimo una famiglia. Sì, sembra esagerato. Ma è questa la sensazione che ho. Sono persone di cui ormai mi fido, su cui non ho dubbi. Ed è assurdo come un’esperienza così possa farti legare.
Sto superando molte mie paure e sto imparando a credere in me stessa. Se questo è possibile, è in gran parte grazie a queste persone.

Santhill, Galway

Sdraiata sul letto mentre scrivo questo articolo guardo quella che sento come camera mia. Guardo l’ammasso di oggetti accumulati. Le mille conchiglie raccolte, i sottobicchieri collezionati dai pub, le cartoline, il plico di fogli dalla scuola (e le bottigliette d’acqua che dovrò decidermi a buttare via prima o poi).
Guardo tutte queste cose e penso a questi ultimi due mesi. A come tutto è diventato familiare in questa stanza. L’accappatoio appeso alla porta, i peluche sul letto, il computer mai utilizzato sulla scrivania.
Non lo smetto di dire: sono felice. Sono felice come non lo sono mai stata e voglio farne tesoro. Non voglio perdere questo entusiasmo né ora né quando tornerò a casa perché è così bello.

Questo schema ne è testimonianza. Vedere così tanto rosso e giallo mi stupisce ancora.

Irlanda. Italia. Spagna. Brasile. Francia. Germania.

Il mondo sembra così piccolo qui. Sembra davvero raggiungibile e a portata di mano.
Per la prima volta mi rendo conto di come siamo tutti uguali. Diverse nazionalità, diverse lingue, diverse tradizioni ma tutti con le stesse paure e gli stessi sogni. Ragazzi venuti qui per diversi motivi o per gli stessi, come fuggire per un certo periodo dalla propria vita, incontrati casualmente.
È qualcosa di davvero unico e non finirò mai di essere grata per aver avuto la fortuna di vivere questa esperienza.

Steph4

Week 5&6 – Diario di viaggio irlandese

Altra due settimane sono passate. Non so cosa stiate facendo nella vostra vita in questo momento, se per voi queste ultime due settimane sono volate oppure no. Provate a pensarci, ricordate Pasqua come mille anni fa oppure come se fosse ieri? È stato un periodo frenetico o noioso e ripetitivo?

Riguardare i giorni indietro per me è strano. Da una parte mi sembra ieri che chiacchieravo sul mio letto con K. le prime settimane, dall’altra mi sembra passata un’intera vita.

Eppure siamo già alla fine della sesta settimana e pensare che mi rimangono solo altre quattro settimane mi fa davvero impressione. Pensando a come è andato veloce il tempo in questo mese e mezzo, ho la sensazione che uno di questi giorni mi addormenterò e mi sveglierò già a casa.

Queste ultime due settimane dopo Pasqua sono state di cambiamento sotto molto punti di vista. Intanto ho iniziato il corso IELTS, molto più intenso e pesante rispetto al General English in cui ero prima.

Poi lo scorso weekend N. e A. sono tornati a casa. È stato strano perdere una parte del gruppo che si era formato e anche un po’ triste. Con la promessa di risentirci e,con un po’ di fortuna, di rivederci, ci siamo salutati.

Ci è voluto qualche giorno per abituarsi ma poi la routine scuola, compiti, pub (o meglio Guinnes) è subito ripresa.

In questa esperienza funziona così, devi abituarti ai cambiamenti da una settimana con l’altra, ma è una delle cose che mi piacciono di più. Non sai mai cosa succederà la settimana dopo, chi rimarrà, chi conoscerai.

Una settimana ti abitui a un gruppo di amici, la settimana dopo qualcuno di loro parte, quella dopo ancora altri e poi è il tuo turno.

Oggi è il 6 maggio, una Bank Holiday qui in Irlanda. Credo sia la festa dei lavoratori, un po’ come il nostro primo maggio.

Ieri c’è stata la più bella giornata di sole da quando sono qui. Una domenica rilassante tra brunch, spiaggia e cidro.

Bacon pancake (molto, molto buoni ma altrettanto pesanti)

Non ho molto altro di realmente rilevante su cui aggiornarvi, quindi vorrei prendere questo ultimo spazio per dare un consiglio a chiunque legga questo blog.

Credete in voi stessi. Non dubitate mai di chi siete o di cosa volete fare. Non importa se molte persone non vi capiscono, se andate contro le “regole” comuni della società. Siate semplicemente voi stessi e imparerete a stare bene. Non vergognatevi mai di voi stessi, di qualcosa che avete provato o fatto. Se qualcuno vi volta le spalle per questo, lasciatelo perdere. Anzi, in tanto che è si è girato, dategli una bella spintarella per farlo andare più lontano da voi.

Voi siete voi e quando siete fieri di voi nessuno può buttarvi giù, solo voi stessi.

“Niente e nessuno può farti sentire inferiore, a meno che tu non glielo consenta”

E. Roosevelt

E, soprattutto, non piangetevi mai addosso per qualcosa che è andato male, per una sconfitta, ma tornate subito a essere più combattivi di prima.

“Success is what happens after you have survived all your mistakes”

Steph4

L’ombra della paura

Cos’è la paura?
Una volta si aveva paura per la propria vita. Si aveva paura di morire, di non avere abbastanza cibo per sopravvivere, del freddo, perfino di un raffreddore.
Ora di cosa si ha paura?
Spesso si ha paura della paura stessa. Paura di avere paura.
Non voglio essere spaventata o ansiosa riguardo a qualcosa e, ancora prima, ne sono in allerta.
Il temere costantemente qualcosa che non abbiamo ancora vissuto, provato. Spesso è la paura dell’ignoto, di qualcosa di cui non abbiamo ancora avuto esperienza. Quando non conosci il posto in cui andrai, non sai come andrà un esame, non sai che persone incontrerai, davanti a te vedi come un muro che non ti permette di vedere il futuro. E questo spaventa.

Ci sono molte paure di questo genere. Spesso si ha paura di perdere le persone a cui teniamo, di non essere abbastanza per essere ricordati. Paura di essere presi in giro o di non essere presi sul serio. Paura di ferire o di esser feriti.

La più grande paura ai giorni d’oggi è però secondo me la solitudine. Abbiamo il terrore di restare soli.
Non siamo capaci di restare con noi stessi.
Non significa che è sbagliato volere amici o eventuali lovers ma, prima di ogni cosa, bisognerebbe essere in grado di stare bene con sé stessi.

A volte la nostra vita è talmente frenetica che ci dimentichiamo di fermarci a respirare e pensare. I pochi momenti di riposo vengono riempiti con serie TV, film, libri, musica, social network (un po’ come quello che ho raccontato nell’articolo “La metropolitana”).
Non siamo più capaci di restare con noi stessi e, le poche volte che succede, spesso sentiamo un vuoto che non riusciamo a comprendere, che vorremmo colmare.

Gli unici momenti in cui riesco a riflettere davvero sono quando faccio un qualche sport: che sia nuotando, sciando o facendo anche una semplice camminata, quelli sono i momenti in cui posso staccare dal mondo caotico che mi circonda. Forse perché è il momento in cui il corpo si collega di più alla mente, forse perché attraverso la fatica si riesce ad allontanare lo stress e a lasciare la mente più libera e aperta.
Vasca dopo vasca, pista dopo pista, passo dopo passo, finalmente riesco a lasciarmi andare a quello che in letteratura definiscono flusso di coscienza.

Come fare per non essere oscurati dall’ombra di queste paure spesso insensate?

Perché è questo il problema. Non sono razionali, non sono dovute a qualcosa di realmente minaccioso per la nostra vita. Eppure attivano gli stessi processi di difesa e meccanismi di allarme del nostro corpo.

L’unico modo, purtroppo, è affrontare tutto. Una alla volta, paura dopo paura. È terrorizzante, significa andare a sbattere contro quello che più temiamo ma solo così ti rendi conto che forse non era così pericoloso. E anche se ne esci “sconfitto” (non mi piace molto questa parola, perché qualcuno dovrebbe essere sconfitto?) ci hai provato, magari hai scoperto un tuo limite. E non avrai rimpianti.

Hai paura di affrontare quell’esame? Non importa, vacci. Non morirai. Al massimo ti bocceranno.
Hai paura di dichiararti alla persona che ti piace?

Non importa, fallo. Cosa può farti? Sì, può prenderti in giro ma credo che a quel punto non ti piacerà neanche più così tanto; oppure può rifiutarti e ci hai comunque guadagnato, rispetto al rimanere nell’incertezza.

Hai paura di prendere l’aereo?

Salici, quando scenderai sarai molto più forte.
E via così, affrontando ogni ostacolo.

La paura della solitudine forse è la più difficile da affrontare. Chi vuole chiudersi in una stanza da solo per tot giorni solo per affrontarla? E soprattutto, è davvero questo il modo giusto per superarla? Non credo proprio.
Solo l’esperienza può aiutare in questo. Solo l’aumentare la propria autostima, credendo di più in sé stessi; pensando di poter farcela anche con le proprie forze.
Non si tratta di non avere amici ma di non esserne dipendenti. Di poter stare senza di loro se non ci sono o di decidere di non fare qualcosa che non ti piace anche se loro la fanno.
In altre parole, si tratta di essere indipendenti, di essere se stessi.

So che tutto questo è molto più facile a dirlo che a farlo. Sono la prima che a volte cade in questi tranelli e mi è capitato anche in passato. È totalmente normale.
È solo questione di provarci e riprovarci, come una sorta di allenamento, e ogni volta che una paura viene sconfitta quella dopo sarà meno difficile.

Be happy. Be brave. Be yourself.

Steph4

Week 4, Pasqua – Diario di viaggio irlandese

Vi è mai capitato di pensare “ma sta succedendo proprio a me?”

Una strana domanda da porre all’inizio di un aggiornamento di un diario di viaggio, lo so. Però ha il suo senso nella mia testa.

Ieri stavo aggiornando il mio Travel Journal cartaceo e ho riletto alcune parti passate. Qualche settimana fa avevo scritto:

Quanto vorrei a volte poter dire “sta succedendo davvero a me?”. A volte vorrei davvero vivere qualcosa di così straordinario da non crederci.

E allora, rileggendo queste parole, vorrei proprio cominciare questo articolo da qui.

Capita a tutti di sognare in grande, qualcosa che sembra impossibile da realizzare. Se poi diventa realtà, l’incredulità è la prima emozione che si prova seguita da una forte felicità adrenalinica.

È un po’ come quando ti piace qualcuno e sai (o almeno pensi) che non ti ricambia e poi improvvisamente ti trovi a baciarlo.

Questo era il mood di qualche settimana fa e a volte anche di adesso. Non fraintendetemi, la maggior parte del tempo che sono qui lo passo a stupirmi di come sono già cambiata in solo un mese. Di come mi sia più facile approcciarmi con nuove persone senza pensarci troppo e perfino in lingua straniera. Di come sia più espansiva. O a meravigliarmi di come il tempo passi veloce quando ci si trova bene.

Però a volte vorresti lo stesso quel qualcosa in più, quel qualcosa che magari è anche stupido, quasi come se il tuo cervello non riuscisse ad accontentarsi.

Nonostante questo, gli ultimi giorni sono stati, per quanto stancanti, meravigliosi.

Con lo stesso gruppetto delle Aran Island dello scorso weekend, sono andata nel North Ireland.

Le ore passate in macchina sono quasi incontabili. Strade strette immerse nel verde incontaminato della campagna irlandese; profili delle pale eoliche che si stagliano sul paesaggio; piccole cittadine disperse nel nulla che sembrano talvolta disabitate. La macchina ha in un certo senso permesso di vedere più da vicino questo paese.

Nonostante abbiamo dormito in due delle città più importanti dell’Irlanda del Nord (Belfast e Londonderry), non ne sono rimasta particolarmente attratta; sarà il paragone con la natura da cui sono circondate o per il fatto che non abbiamo avuto molto tempo per visitarle.

Tra il secondo e il terzo giorno abbiamo visitato tre posti meravigliosi (lascio parlare le foto per me).

Carrick bridge, un ponte di corda sospeso sull’oceano tra due cliffs.

Carrick Bridge
Vista durante il percorso per raggiungere il ponte

Le Giant causeway, delle rocce perfettamente esagonali formatesi naturalmente.

Le rocce esagonali (con molta gente, purtroppo era un posto turistico)
Vista da in cima a una collinetta su cui ci siamo arrampicati alle Giant causeway

La grotta di Pollnagollum, all’interno della quale io e i due ragazzi ci siamo avventurati.

L’ingresso della grotta
Vista da appena dentro

Faceva impressione come man mano che camminavamo, con l’uscita sempre più lontana, il soffitto si alzasse. Sembrava un po’ l’inizio di un film horror in cui i protagonisti si infilano dove non dovrebbero per poi rimanere imprigionati. Memori di tali film e non fidandoci, abbiamo preferito fermarci quando abbiamo capito che era una caverna molto grossa.

Vista dell’uscita dal punto più lontano che abbia raggiunto (la grotta dava l’impressione di proseguire ancora per molto.

(Tutti questi posti sono stati usati per alcune scene di Game of Thrones, in particolare per le scene girate nelle terre dei Greyjoy)

È stato davvero un viaggio bellissimo, forse l’ultimo lungo di questi mesi qui ma non si sa mai.

Tornare poi a Galway è stato strano. Un po’ malinconico per certi versi come sempre quando torni da una vacanza. Le vie di Galway ormai sono per me come quelle di casa.

Quanto poco ci vuole per abituarsi a una nuova città e a fartela entrare nel cuore.

Al prossimo aggiornamento,

Steph4

Amo-cizia

“L’amicizia è un’anima dimorante in due corpi, un cuore che abita due anime” – Aristotele

L’uomo non è fatto per stare da solo. La necessitá di stare con qualcuno, di condividere pensieri, emozioni, paure, è qualcosa di intrinseco nella natura umana.

Il bisogno di affetto, di essere abbracciati per sentire attraverso le braccia dell’altro l’amore.

Sapere che c’è qualcuno a cui importi, che è presente nei momenti di difficoltà, nei periodi bui della tua vita ma anche in quelli più felici. Semplicemente sapere che qualcuno ogni tanto ti pensi.

Il pensiero è un abbraccio con la mente. È dire: ci sono, anche se non mi vedi.

Amicizia, amore; volere bene, amare. Due facce della stessa medaglia.

Un filo sottile separa due amici. È come essere al confine tra uno stato e un altro e decidere di fare il passo che ti porterà dall’altra parte oppure no.

Non si può generalizzare ovviamente, dipende da caso a caso, ma penso che a tutti sia capitato di inciampare in un’amicizia che in realtà era qualcosa di più.

È così semplice. Passi tanto tempo insieme, si scoprono sempre più cose in comune e si instaura una complicità tale che ti scuote. Quando ti guarda negli occhi ti senti leggere nell’anima, nel profondo. Come se quel semplice incrociare gli sguardi per sbaglio sia un mettersi a nudo.

Se scatta qualcosa, non è solo attrazione, è qualcosa di più. Di quella persona conosci molte cose, hai già iniziato a capire i difetti, le fragilità, i punti di forza. Sai già com’è.

Quando succede, ti ritrovi in un limbo.

Cosa fare? Dire qualcosa?

Mille possibilità si aprono davanti a te e, con quelle, la paura. Come fare un passo in quella direzione con il rischio non solo di essere rifiutati, cosa che può essere forse anche accettata, ma di cambiare quello che c’è. Di creare dell’imbarazzo, di rompere un’amicizia.

Credo che la sincerità sia alla base di qualsiasi rapporto. Senza la fiducia, non può esistere il rispetto, diventa difficile perfino l’affetto. Ma è giusto in questo caso essere sinceri? Anche se questa sincerità può portare a un cambio drastico nel rapporto?

Capire se l’altra persona pensi lo stesso di te diventa impossibile. Ogni gesto dolce o ogni attenzione può essere frainteso. Può essere interpretato come qualcosa in più quando magari non lo è. Spesso l’unica cosa che puoi fare è mantenere il segreto in nome dell’amicizia. Chiudere nel tuo cuore quei sentimenti ed essere felice della semplice presenza dell’altra persona.

È qualcosa che non puoi decidere, se succede puoi solo viverlo, respirarlo.

A volte può capitare che entrambi si accorgano dell’amore e allora nasce qualcosa di perfetto, si instaura una complicità tale che si crea una magia.

“L’amore è tutto quello che ci pare,

L’amore è avere armi senza fare male,

L’amore è così stupido

Ma vallo poi a capire,

L’amore è solo carte da scoprire”

– L’amore è, Enrico NigIotti

Non ci sono regole. Non c’è né il “non esiste l’amicizia tra maschio e femmina” né il “non mi innamorerò mai di un mio amico”.

Ogni persona è diversa, ogni momento è diverso. Ogni giorno, in ogni istante tutto può cambiare e qualcosa che davamo per scontato improvvisamente trasformarsi.

Penso che quello che c’è alla base, che sia amicizia o amore, sia il bisogno di essere capiti e di essere accettati per come si è. Trovare quella persona che ti guardi e veda veramente cosa ci sia dietro ai tuoi occhi.

Look into my eyes
It’s where my demons hide
It’s where my demons hide
Don’t get too close
It’s dark inside

– Demons, Imagine Dragons

Che non abbia paura di farlo, di vedere le parti più belle di te ma anche i tuoi demoni.

Quella persona può essere un amico o un amore, non importa. Sarà in qualsiasi caso unica e ti farà sentire unica.

E voi? Cosa pensate? Vi è mai capitato di non confondere l’amore con l’amicizia o viceversa?

Steph4

P.S.: il nuovo articolo sull’Irlanda uscirà un po’ in ritardo causa vacanze di Pasqua!

Week 3 – Diario di viaggio irlandese

Sì, lo so, sono in ritardo, però solo di un giorno dai. È stata una settimana molto piena e non ho avuto il tempo materiale per scrivere.

Oggi invece finalmente ho un pomeriggio libero e posso dedicarmi all’articolo.

L’altro giorno sono andata a correre e, con la musica nelle orecchie guardando l’orizzonte, ho iniziato a pensare. Pensare a tutto quello che sto vivendo qui, in questo posto così lontano da casa ma che sento già mio in qualche modo. Alle mille emozioni che mi prendono il cuore e la testa, alle persone conosciute.

Tornata a casa ho annotato questo:

A volte mi guardo con incredulità. Penso a me e mi chiedo: “ma sei davvero tu?”. Chi mi conosce lo sa, non ho una grandissima autostima. Non mi sento bella, nè speciale; spesso mi chiedo cosa possa vedere una qualsiasi persona in me e penso di essere dimenticabile. Questi pensieri a volte ti perseguitano come demoni. Però ora mi guardo e penso: sì, sei tu. Va bene, non ti sentirai bella o speciale, ma guardati alle spalle. Guarda quello che hai fatto. Hai messo una spunta su tutti gli obbiettivi che ti eri prefissata nell’ultimo anno. Quindi sì, per una volta credo davvero in me stessa e nelle mie capacità.

Ed è davvero così. Questa esperienza mi sta davvero insegnando tanto su me stessa e su quello che posso fare.

Una mia amica mi ha chiesto al telefono: “senti mai nostalgia di casa?” e la realtà è che no, non mi manca casa. Sì, a volte vorrei vedere le persone a cui voglio bene ma, allo stesso tempo, vedo casa quasi come spenta. Non ci vedo la stessa libertà e le stesse emozioni che sto vivendo qui.

Questa esperienza, fino ad ora, mi sta facendo capire che forse il mio posto davvero non è l’Italia, che ho le capacità, e forse ora anche abbastanza coraggio, per andare all’estero un giorno, per studiare e/o per lavorare.

Questo weekend sono andata con i ragazzi italiani e un ragazzo francese, S., a dormire sulla maggiore delle Aran Island, Inis Mòr. Siamo partiti sabato mattina noleggiando una macchina per arrivare a Doolin, il porto da cui partiva il nostro ferry.

Purtroppo il tempo era davvero pessimo: vento gelido e fortissimo. La nostra compagnia di traghetti non faceva partire barche quindi abbiamo dovuto trovarne un’altra.

Il viaggio di andata non è stato terribile. Tornare in mare mi ha fatto venire voglia di andare di nuovo in barca a vela.

Purtroppo la nostra gita del sabato è stata un po’ rovinata dalle condizioni atmosferiche. Il giorno dopo però abbiamo avuto modo di visitare l’isola facendo un tour su una piccola navetta guidata da un simpatico abitante dell’isola.

Dopo una camminata leggera di venti minuti siamo arrivati a Dún Aonghasa, una fortificazione in cima a una sorta di collina, da cui era possibile vedere dall’alto gran parte dell’isola.

Il vento era così forte che ti spingeva indietro ed era quasi impossibile camminarci contro. Gli occhi lacrimavano come non mai e l’altezza dall’alto delle cliffs faceva un certo effetto.

Le onde sotto di noi sbattevano impetuose contro le rocce. Vedere la forza e la potenza della natura a volte ti lascia davvero a bocca aperta e ti fa chiedere cosa sia davvero l’uomo in confronto. Solo un granello di sabbia che può essere spazzato via in pochi secondi, nel solo tempo di un respiro.

Braccia aperte al vento, sentendo tutta la sua potenza, ti chiedi quale sia il significato della tua esistenza, quale casualità sia nascosta dietro al tuo essere, al tuo esistere. Forse non c’è nulla, o forse tutto. Sappiamo così poco di quello che ci circonda.

Al ritorno dall’isola ci siamo fermati alle Cliffs of Moher. Rivederle con il cielo plumbeo e il vento devo dire che è stato ancora più suggestivo della prima volta. Penso che non mi stuferò mai di ammirare questi panorami.

Il prossimo weekend, per Pasqua, dovremmo andare a visitare il Nord d’Irlanda. Non vedo l’ora.

Vi terrò aggiornati,

Steph4

P.S.: avete già visto la nuova puntata di Game of Thrones? Io dovrei vederla sta sera!

Week 2 – Diario di viaggio Irlandese

Anche la seconda settimana è andata. Questa devo dire che è veramente volata. Tra uscite serali, gite e scuola, il tempo è passato velocissimo. L’inglese migliora, le amicizie si consolidano. Tutto diventa più normale. In questi due ultimi weekend ho partecipato a due gite. La prima con K. (che ormai è rientrata a casa sua purtroppo) alle Cliffs of Moher e a Inisheer, la più piccola delle Aran Island.

Cliffs of Moher

Inisheer, Aran Island

La seconda proprio oggi, con N., A. e N. (un’altra ragazza italiana) al parco di Connemara. I paesaggi irlandesi sono davvero simili a quelli scozzesi: anche se a volte forse meno verdi ma altrettanto mozzafiato.

Connemara

Purtroppo in questi tipi di gite il tempo è ristretto e non si ha il tempo di esplorare quanto si vorrebbe i posti visitati. Non si ha la possibilità di camminare per molto tempo tra queste lands immense come mi piacerebbe davvero tanto fare. Comunque c’è la possibilità di entrare un po’ in contatto con questa natura incredibile (dagli articoli precedenti credo che ormai abbiate capito quanto ami immergermi nella natura).

Non sapevo bene cosa scrivere in questo articolo di aggiornamento perché risulterei noiosa a raccontare i singoli avvenimenti o le singole uscite della settimana. Non sapevo da che parte iniziare finché sul bus, stanca ma felice del bel viaggio, mi è arrivata l’ispirazione e di getto ho scritto questa seconda parte.

Quando sei immerso nella natura, in mezzo a un prato o in cima a una montagna, non importa cosa sia successo o cosa succederà. Non importa il passato, il futuro. Esiste solo il presente.
L’aria tra i capelli, gli odori intensi, il sole (o la pioggia) sul viso.

Mentre guardo i paesaggi scorrere dal finestrino del bus sogno di correre tra quelle immense montagne verdi. Senza seguire un sentiero, senza cercare cartelli o indicazioni. Il solo camminare per il piacere di farlo, per ritrovare sé stessi o meglio per entrare in contatto con sé stessi.
Mentre guardo queste terre sconfinate mi riprometto di tornare un giorno in Irlanda (o in Scozia) e di visitarla a piedi con il solo zaino sulle spalle (il mio caro amico zaino che mi ha accompagnato nei viaggi più belli della mia vita).
Tutto sembra così semplice e naturale qui che ti viene solo voglia di sorridere: un agnellino che cerca di scavalcare la sua mamma pecora, una mucca che pascola placida, un uccello che sfida il vento.
Le emozioni sono molto simili a quelle che avevo descritto in Nostalgia di montagna (se non lo avete ancora letto potete recuperarlo cliccando sul titolo). La stessa pace dei sensi, la stessa sensazione di completezza.

A volte penso come sarebbe la mia vita se mi trasferissi per sempre in un posto così. Una casetta immersa nel verde come punto di partenza di passeggiate infinite, lontana dal caos cittadino. Chissà magari dopo un po’ ci si annoierebbe, anche se non ne sono così sicura.

Questa settimana è stata strana. Ho vissuto momenti davvero felici che non avrei mai pensato di poter vivere un anno fa. Altri meno belli ma per cose sciocche, non per qualcosa di davvero importante. Niente ansie, solo la sensazione di essere tu ad avere in mano la tua vita e il tuo futuro. Di poter davvero decidere di lasciare tutto e trasferirsi in un paese all’estero sapendo di avere la forza per farlo. Mi sento davvero come la fenice che ho tatuata sulla spalla. Rivolta verso l’alto e pronta a mettermi in gioco in qualsiasi campo: amore, amicizia, studio, lavoro. Pronta a mettermi in gioco nella mia vita. E soprattutto, a viverla fino in fondo.

Steph4

Week 1 – Diario di viaggio irlandese

Questo è il primo articolo di questa nuova sezione, che definirei più diario di viaggio. Questi articoli saranno scritti con un linguaggio più informale rispetto agli altri perché vuole essere proprio un modo per condividere in modo spontaneo questa mia nuova avventura.

Quindi: eccoci!
Oggi è esattamente una settimana che sono qui, in Irlanda, a Galway.
Ancora poco tempo, certo, ma comunque già un po’.
Una settimana fa a quest’ora avevo appena varcato la soglia di quella che per dieci settimane sarà la mia nuova casa.
Che dire? Una settimana di alti e bassi sicuramente, come tutte le prime settimane in un posto nuovo.
Ma partiamo dall’inizio.

Il viaggio è andato bene. Non avevo mai preso un aereo da sola, senza amici o parenti, ma non è stato così traumatico.

Vista dall’aereo sulle Alpi

Raggiunta Dublino in perfetto orario, ho avuto il mio primo contraccolpo all’essere in una terra straniera a migliaia di km di distanza. Ascoltando la musica nelle cuffiette nella mia mente continuavano a rimbombare domande come “Che hai combinato? Sei sicura di essere abbastanza forte?”.
Magari qualcuno ha già vissuto questa esperienza e ha provato sensazioni totalmente diverse, ma quando per la prima volta ti trovi così lontano da casa in un posto in cui non si parla la propria lingua e senza nessuno, letteralmente nessuno, neanche qualcuno minimamente conosciuto, beh, un po’ di paura ti viene.
Nonostante queste emozioni altalenanti e le prime piccole difficoltà con la lingua (come con l’autista del mio bus che parlava inglese con uno slang irlandese talmente stretto che era impossibile da seguire) sono giunta a Galway e alla famiglia.
Non sapevo cosa aspettarmi, non avevo informazioni su di loro se non l’età, i nomi, la foto della casa trovata grazie a Street View di Google Maps e il fatto che avevano un cane (sarà un Pitbull o un Chihuahua?).
Quando arrivo con il taxi dalla stazione trovo J., il mio host-dad (non faccio nomi espliciti per non violare la privacy delle persone) davanti a casa con la loro cagnolona, Bailey, una meravigliosa Golden Retriever subito dolcissima e affettuosa.
La mia host-mum F. è arrivata poco dopo.

Bailey (ama molto rubare le ciabatte altrui)

Mi ha subito colpito la loro gentilezza in ogni cosa, dal portarmi la valigia pesante di sopra nella mia stanza al mostrarmi la casa. Solari, sempre disponibili.

Ho notato che tutti gli Irlandesi sono molto gentili, spesso ti salutano per strada come da noi si usa fare in montagna e sono sempre disponibili per fare due chiacchiere.

In famiglia con me c’è anche un’altra ragazza, K., di origini tedesche. Anche lei è arrivata sabato e siamo subito andate d’accordo. Imparando a comunicare con il nostro inglese non sempre perfetto, ormai riusciamo a leggere nei gesti e balbettii dell’altra le parole non conosciute. Chiacchierate passate a volte a perdere il filo del discorso perché quando per trovare una parola devi tradurla in tre lingue diverse (italiano-inglese, inglese-tedesco o viceversa) non è così semplice.

La scuola è un ambiente vivace dove si socializza molto. Le lezioni sono molto diverse da quelle in Italia: sono interattive e spesso si lavora in gruppi o in coppie agli esercizi. Non sono semplici lezioni teoriche ma la grammatica e la teoria la si estrapola dal contesto della discussione. Se sbagli nessuno si arrabbia o ti prende in giro ma, anzi, l’errore diventa oggetto di approfondimento di aspetti della lingua. Gli insegnanti sono tutti così simpatici che li definirei quasi pazzi per certi versi (in senso buono ovviamente), sempre con la loro tazza di caffè o tè in mano durante le lezioni.

Prima lezione per i nuovi arrivati

Nella scuola ho avuto modo di conoscere altri due ragazzi, A. e N., di origini italiane anche loro ma con cui parlo per la maggior parte in inglese (giusto per mantenersi in allenamento, in fondo siamo tutti qui per quello), oltre che ovviamente tutti i compagni di classe.
Le parti insicure di me si fanno sentire ogni tanto, la paura di non essere abbastanza simpatica o espansiva, di essere pesante per le nuove persone conosciute se le cerco troppo o di non essere abbastanza attiva se le cerco troppo poco o ancora di non parlare bene in inglese, a volte mi fregano un po’. Penso sia normale quando si conoscono nuove persone in generale, figurarsi quando non si ha i propri amici a fare da spalla e si è così lontani da casa.

Una vista del prato proprio di fronte alla mia casa

Anche la prima pub-night è andata, abbiamo conosciuto dei ragazzi spagnoli molto simpatici e ho avuto la possibilità di vedere con i miei occhi il pazzo mondo irlandese del giovedì sera fatto di musica dal vivo, birra e ragazzi per le strade.
Ho avuto anche il tempo di fare le prime passeggiate lungo l’oceano e di fare tour per la città (oltre che riuscire ad uscire dalla mia prima Escape Room).

La simpatica barcode della birra di Galway

Ma bando alle ciance, lo so che quello che volete sapere è il cibo, ve lo leggo nella mente. Il primo pensiero di ogni italiano all’estero è il cibo e il bidet (sì, mi toccherà vivere due mesi e mezzo senza bidet, sono disperata).
Devo dire che la mia host-mum è un’ottima cuoca. Ho inclusa colazione (libera, di solito cereali e caffè) e cena, pranzo nei weekend.
La cena (18 ora di qua, sì avete capito bene, 18) solitamente consiste in un piatto completo di carne (per lo più bianca) o pesce con verdure e patate. Patate, patate, patate. Di ogni genere. Al vapore, fritte, sweet potatoes, perfino nel ripieno del pollo. Non che non mi piacciano, ma penso che quando tornerò non ne vorrò più vedere.
Una sera ha cucinato la pasta al ragù e devo dire che, a parte il fatto che era leggermente scotta, non era niente male.
Sta sera invece abbiamo mangiato le lasagne, erano molto buone! Nice job F.!

Una giornata di sole a Galway (col tempo sono stata fortunata, solo oggi un po’ di pioggerella)

Domani, inoltre, mi aspetta la prima gita fuori porta! K. e io andremo a visitare le Cliffs of Moher e da lì prenderemo un traghetto per raggiungere le isole minori delle Aran Island.
Purtroppo, per K. questa è la sua ultima settimana, sabato prossimo tornerà a casa. Mi dispiace molto per questo perché mi trovavo davvero bene con lei e dovrò già ri-abituarmi a una nuova routine. Al suo posto, però, arriverà un altro ragazzo in famiglia, sempre di origini tedesche.

Chissà cosa mi aspetterà in questa nuova settimana!

E voi avete mai fatto viaggi per più di due settimane da soli? Se avete voglia lasciate un commento o scrivetemi in privato. Non dimenticatevi che potete seguirmi ogni giorno anche attraverso la mia pagina Instagram (@steph_4).

Vi terrò aggiornati,

Steph4

P.S.: Cercherò di fare un articolo a settimana, più o meno sempre pubblicato nel weekend.

Per il momento gli articoli normali sono sospesi, salvo eccezioni.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Inizia ora
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: